Adeguamento ISTAT del canone: come si calcola

Ogni anno il canone può essere aggiornato in base all'inflazione — ma solo su alcuni contratti, solo se lo hai previsto, e solo se lo richiedi. Vediamo come funziona.

Su quali contratti si può fare

  • Contratto libero 4+4: sì, se previsto nel contratto (quasi sempre lo è).
  • Contratto commerciale 6+6: sì, se previsto nel contratto.
  • Contratto a canone concordato 3+2: sì, ma con adeguamento più limitato secondo gli accordi territoriali locali.
  • Cedolare secca: no, per tutta la durata in cui si sceglie la cedolare secca non si può applicare nessun adeguamento, nemmeno se era scritto nel contratto originale.

Ne parlavamo anche nella guida sulle tipologie di contratto di affitto.

Quanto si può aggiornare

  • Per gli immobili a uso abitativo (4+4), il canone può essere aggiornato al massimo del 75% della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo (indice FOI, per le famiglie di operai e impiegati).
  • Per gli immobili a uso commerciale (6+6), il tetto massimo è il 100% della variazione ISTAT.

Come si calcola: un esempio

Supponiamo un canone annuo di 7.200 € (600 € al mese) su un contratto 4+4, e una variazione ISTAT nell'ultimo anno del 2%.

PassaggioCalcolo
Canone annuo di partenza7.200 €
Variazione ISTAT dell'anno2%
Quota applicabile (75% per il 4+4)2% × 75% = 1,5%
Aumento in euro7.200 € × 1,5% = 108 €
Nuovo canone annuo7.308 €

L'indice ISTAT aggiornato si trova direttamente sul sito dell'ISTAT, nella sezione dedicata alle "rivalutazioni monetarie", cercando la variazione percentuale tra il mese di riferimento del contratto e il mese corrente.

Va richiesto: non è automatico

Anche se il contratto lo prevede, l'adeguamento ISTAT non scatta da solo: il proprietario deve comunicarlo per iscritto all'inquilino (una semplice lettera o email che indichi il nuovo importo e il calcolo). Se per un anno non viene richiesto, quell'aumento è perso: non si può recuperare in modo retroattivo, si riparte dal canone dell'anno successivo.

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